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DA "LE TRASFORMAZIONI DELLA COSCIENZA" PAG 178

 

La coscienza, come la consideriamo ordinariamente in

occidente, non è pura consapevolezza ma piuttosto

consapevolezza incarnata nella struttura psicologica

della mente o del cervello.

L'esperienza ordinaria non è né

consapevolezza pura né pura struttura psicologica, ma è

esperienza della consapevolezza inserita e modificata

dalla struttura della mente/cervello, e della struttura

della mente/cervello inserita e modificata dalla

consapevolezza. Queste due componenti,

 consapevolezza e struttura psicologica,

costituiscono una gestalt,

un sistema generale interagente, dinamico,

che costituisce la coscienza.

Vi sono delle tecniche, tuttavia, che sono intese a

liberare la consapevolezza di una persona dal dominio

 della struttura, dal meccanismo programmato in lei

culturalmente.

 

QUADRANTI

 

Per la maggior parte delle persone risulta inizialmente un po’ difficile comprendere i quattro quadranti, mentre in seguito diventa molto facile utilizzarli. I quadranti si riferiscono al fatto che qualsiasi cosa può essere osservata da quattro prospettive, per così dire: possiamo osservare qualcosa dall’interno o dall’esterno, e al singolare o al plurale. Per esempio, la mia coscienza in questo momento. Posso osservarla dall’interno, nel qual caso osservo i miei vari sentimenti, speranze, paure, sensazioni e percezioni che posso avere in ogni momento dato. Questa è una visione in prima-persona o fenomenologica, descritta del linguaggio dell’“io”. Ma la coscienza può anche essere osservata in modo oggettivo, “scientifico”, nel qual caso potrei concludere che la mia coscienza sia il prodotto di meccanismi cerebrali oggettivi e di sistemi neurofisiologici. Questa è una visione oggettiva o in terza-persona. Queste sono le osservazioni dall’interno o dall’esterno della mia coscienza.

 

Ma la mia coscienza o “io” non esiste in un vuoto; esiste in una comunità di altri “io”. Quindi in aggiunta all’osservazione della coscienza al singolare, possiamo considerare come la coscienza esista al plurale (come parte di un gruppo, di una comunità, di una collettività). E proprio come possiamo esaminare l’interno e l’esterno di un individuo, possiamo esaminare l’interno e l’esterno di una collettività. Possiamo cercare di comprendere qualsiasi gruppo di persone dall’interno, in una risonanza empatica di comprensione reciproca, o possiamo cercare di osservarlo dall’esterno, in modo obiettivo e distaccato (entrambi i modi sono utili, purché ciascuno di essi sia preso in considerazione e onorato).

 

All’interno della collettività, troviamo tutte le varie visioni del mondo condivise (arcaica, magica, mitica, razionale, ecc.), l’etica, i costumi, i valori, e le strutture intersoggettive che quei gruppi di individui hanno in comune (che si tratti di famiglia, pari, corporazione, organizzazione, tribù, città, nazione, pianeta). L’interno del collettivo è descritto nel linguaggio del “noi” e include tutti quei fattori intersoggettivi di cui si può fare esperienza se si è genuini membri di quella cultura. Dall’esterno, osserviamo tutte le strutture oggettive e le istituzioni sociali del collettivo, come gli edifici, le infrastrutture e la base tecno-economica (caccia e pesca, orticoltura, agraria, industriale, informatica), gli aspetti quantitativi della società (i tassi di natalità e mortalità, gli scambi monetari, i dati oggettivi), i modi di comunicazione (stampa, telegrafo, telefono, internet), ecc. Questi sono tutti “essi”, oggetti, o modelli dei sistemi sociali interoggettivi.

 

Abbiamo, quindi, quattro prospettive principali (l’interno e l’esterno del singolare e del plurale); io, ciò, noi e essi. Poiché le dimensioni oggettive (l’esterno individuale e l’esterno collettivo) sono descritti entrambi nel linguaggio in terza-persona o nel linguaggio del “ciò”, possiamo ridurre i quattro quadranti a tre: io, noi e ciò. O prospettive in prima-persona, seconda-persona, e terza-persona.(23) O arte, morale e scienza. O il bello, il buono e il vero.

 

L’aspetto più importante è che ciascuno dei livelli, ciascuna delle linee e ciascuno degli stati della coscienza ha questi quattro quadranti (o più semplicemente le tre dimensioni principali di io, noi e ciò) (Wilber, 1995, 1996d, 1997a, 2000b).(24) Questo modello integra esplicitamente le descrizioni della coscienza in prima, seconda e terza-persona in ciascuno dei livelli, linee e stati. Questo fornisce quello che io credo sia un modello della coscienza più comprensivo e integrale. Questo modello “tutti-i-quadranti, tutti-i-livelli, tutte-le-linee, tutti-gli-stati” è chiamato talvolta semplicemente “tutti-i-quadranti, tutti-i-livelli” o AQAL, in breve. Ho esplorato lungamente questo modello in molti libri, come Sex, Ecology, Spirituality; A Brief History of Everything; e Integral Psychology. Se esaminiamo sistematicamente le implicazioni di questo modello AQAL, scopriamo che esso schiude la possibilità di un approccio più integrale all’educazione, alla politica, agli affari, all’arte, al femminismo, all’ecologia, ecc. (vedi, per esempio, Crittenden, 2001; Wilber, 2000c).

 

Devo sottolineare che questo testo ha trattato quasi esclusivamente un solo quadrante, cioè l’interiorità dell’individuo (che è chiamato quadrante Alto/Sinistra). Ma in altre lavori ho trattato ampiamente gli altri quadranti, e la mia posizione è che certamente tutti i quadranti devono essere inclusi in una descrizione più integrale della coscienza. Torneremo sui quadranti più avanti, e indicheremo come la formulazione AQAL può contribuire alla soluzione del “problema difficile”.

 


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